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Agricoltura e Architettura

Sui libri di storia si narrano delle grandi migrazioni legate alle rivoluzioni agricole e industriali.
Oggi il 55% della popolazione mondiale vive in aree urbane (percentuale che dovrebbe aumentare fino al 70% entro il 2050) e tale urbanizzazione combinata alla crescita della popolazione mondiale comporterà numerose sfide da affrontare.
Una tra queste sarà quella di trovare il modo di sfamare circa 10 miliardi di persone e, soprattutto, come produrre questo cibo all’interno delle città. A tal proposito sempre più progetti vedono uno stretto legame tra l’architettura e l’agricoltura nel tentativo di riportare la natura in città, migliorare la qualità della vita producendo a chilometro zero cibo sano e sostenibile.

Il distretto di Sunqiao, Shanghai © Sasaki

 Quello dell’agricoltura urbana è infatti un trend in forte crescita e in continua evoluzione in ogni parte del mondo che deve soddisfare esigenze particolari nel rispetto dei ritmi della natura.
Questa nuova forma di architettura combinata ad un’agricoltura urbana che trova la sua concretizzazione in “fattorie verticali”, distretti agricoli, modelli di agricoltura di quartiere e di food forest che stanno ridisegnando lo skyline delle città di tutto il mondo.
Ci sono città che stanno investendo in questa direzione, una tra le tante è quella di Romainville, a solo 3 km da Parigi, i cui progetti ridisegnano il volto della città, in particolare quello della doppia fattoria verticale che punta all’ottimizzazione dell’illuminazione e alla ventilazione naturale per migliorare gli scambi termici al fine di mantenere il clima ideale per le colture, sfruttando energie rinnovabili per produrre ortaggi.

A New York Startup di tutto il mondo si stanno interessando all’agritecture come gli svedesi “Plantscrapper” che hanno progettato il “The World Food Building”, che si basa sull’innovazione tecnologica per realizzare un grattacielo da coltivazione in grado di sfamare 5000 persone l’anno. Un vero e proprio incubatore di tecnologie altamente innovative applicate alla coltivazione verticale che sfrutterà il sistema idroponico automatizzato al fine di ridurre la CO2 immessa in atmosfera e produrre 550 tonnellate di frutta e verdura l’anno.

Negli USA la rivoluzione si sta facendo spazio già da tempo in modi diversi: il primo è quello delle fattorie urbane sui tetti dei grattacieli di New York.
Un’altra iniziativa è quella di realizzare orti sui tetti degli ospedali che mira a garantire la salubrità del cibo proprio in questi ambiente dove è risaputo non essere della migliore qualità. Il primo ad aver accolto la sfida e aver iniziato a realizzare quanto detto è stato il Boston Medical Center (BMC) che ha inaugurato un orto urbano di 650 mq sul proprio tetto, in grado di produrre quindicimila kg di cibo per stagione, azzerare i costi e le emissioni nocive legate al trasporto tradizionale di questi prodotti.


Nonostante il continente Africano sia rimasto notevolmente arretrato rispetto al resto del mondo,anche qui si stanno muovendo passi in questa direzione. Tra il 1960 e il 2000 si è riusciti a raddoppiare la produzione di cereali, oggi si sta provando a portare questa rivoluzione verde alle persone più povere.

Il progetto mira ad addestrare i piccoli agricoltori e fornire loro i mezzi necessari al fine di produrre grandi quantitativi di prodotti di ottima qualità per ridurre la fame e la povertà delle comunità locali.

Mashambas è appunto un centro educativo mobile in grado di istruire e formare i contadini riguardo le nuove tecnologie agricole fornendo inoltre fertilizzanti economici e strumenti moderni. È una struttura moderna, realizzata con semplici elementi modulari, in grado di crescere finche i partecipanti aumentano e, quando la comunità locale diventa autosufficiente, viene smontata trasportata altrove.
In Cina, nel cuore della città di Shanghai, lo studio Sasaki, che da anni si impegna per realizzare spazi sostenibili per l’uomo, ha presentato il progetto Sunqiao, un’enorme fattoria urbana di 100 ettari in grado di sfamare 24 milioni di persone. Non si tratta semplicemente di una struttura all’avanguardia, ma di un progetto che celebra l’agricoltura come la chiave per la crescita urbana e vede in essa la soluzione per una rete alimentare sostenibile e il mezzo per migliorare la qualità della vita in città.